La concordanza dei tempi è l’insieme delle regole che stabiliscono quale tempo verbale usare nella frase subordinata in base al tempo della principale: “Penso che sia vero” ma “Pensavo che fosse vero”. Rispettarla è essenziale per collocare correttamente le azioni nel tempo e per scrivere in modo coerente. In questa guida vediamo le regole con l’indicativo e con il congiuntivo, con tabelle, esempi ed esercizi con soluzioni spiegate, in modo utile anche per l’esame CILS.
Indice
Risposta rapida: la concordanza dei tempi (o consecutio temporum) regola il rapporto tra il tempo della principale e quello della subordinata. La subordinata può esprimere contemporaneità, anteriorità o posteriorità rispetto alla principale, e sceglie il tempo verbale di conseguenza.
Che cos’è la concordanza dei tempi
La concordanza dei tempi (in latino consecutio temporum) è il criterio che collega i tempi di due frasi. La subordinata si “adatta” alla principale per esprimere se la sua azione avviene nello stesso momento (contemporaneità), prima (anteriorità) o dopo (posteriorità). La scelta dipende dal tempo della principale e dal modo (indicativo o congiuntivo).
La concordanza con l’indicativo
| Principale | Rapporto | Subordinata |
|---|---|---|
| presente | contemporaneità | presente (“So che studia”) |
| presente | anteriorità | passato (“So che ha studiato”) |
| presente | posteriorità | futuro (“So che studierà”) |
| passato | contemporaneità | imperfetto (“Sapevo che studiava”) |
| passato | anteriorità | trapassato (“Sapevo che aveva studiato”) |
| passato | posteriorità | condizionale composto (“Sapevo che avrebbe studiato”) |
La concordanza con il congiuntivo
| Principale | Rapporto | Subordinata (congiuntivo) |
|---|---|---|
| presente | contemporaneità | presente (“Penso che studi”) |
| presente | anteriorità | passato (“Penso che abbia studiato”) |
| passato/condizionale | contemporaneità | imperfetto (“Pensavo che studiasse”) |
| passato/condizionale | anteriorità | trapassato (“Pensavo che avesse studiato”) |
Il futuro nel passato
Un caso importante è la posteriorità nel passato: quando la principale è al passato e la subordinata esprime un’azione futura rispetto ad essa, si usa il condizionale composto: “Ha detto che sarebbe arrivato“; “Sapevo che avresti vinto“. È una particolarità dell’italiano: dove altre lingue usano un condizionale semplice, l’italiano richiede il condizionale composto (o “passato”).
Esempi di concordanza dei tempi
- So che arriva oggi. (presente, contemporaneità)
- So che è arrivato ieri. (presente, anteriorità)
- Sapevo che arrivava in orario. (passato, contemporaneità)
- Sapevo che era arrivato prima. (passato, anteriorità)
- Ha detto che sarebbe venuto. (futuro nel passato)
- Penso che sia giusto. (congiuntivo presente)
- Pensavo che fosse giusto. (congiuntivo imperfetto)
- Credo che abbia capito. (congiuntivo passato, anteriorità)
Casi particolari: quando la regola è flessibile
La concordanza non è sempre rigida. Con verbi che esprimono una verità generale o un fatto ancora valido, si può mantenere il presente anche dopo un verbo al passato: “Il maestro ha spiegato che la Terra gira intorno al Sole”. Nel parlato, inoltre, la concordanza è spesso semplificata. Nello scritto formale e all’esame, però, conviene rispettare le regole complete, soprattutto con il congiuntivo, dove gli errori si notano di più.
Esercizi sulla concordanza dei tempi
Scegli il tempo corretto della subordinata.
- Penso che lui (è / sia) a casa.
- Pensavo che lui (è / fosse) a casa.
- So che ieri (è arrivato / arrivava) tardi.
- Ha promesso che (viene / sarebbe venuto).
- Credo che loro (hanno / abbiano) già mangiato.
- Sapevo che tu (avevi / avessi) ragione.
- È sicuro che domani (piove / pioverà).
- Speravo che tu (venga / venissi).
Soluzioni degli esercizi
- sia. (presente + congiuntivo presente)
- fosse. (passato + congiuntivo imperfetto)
- è arrivato. (anteriorità, indicativo)
- sarebbe venuto. (futuro nel passato)
- abbiano. (congiuntivo passato, anteriorità)
- avevi. (indicativo: “sapere” = certezza)
- pioverà. (posteriorità, indicativo)
- venissi. (passato + congiuntivo imperfetto)
Errori comuni
- Usare il presente dopo un verbo al passato: ❌ Pensavo che sia → ✅ Pensavo che fosse.
- Usare l’imperfetto indicativo per il futuro nel passato: ❌ Ha detto che veniva → ✅ Ha detto che sarebbe venuto.
- Dimenticare l’anteriorità: ❌ Sapevo che arrivava prima → ✅ Sapevo che era arrivato prima.
- Mescolare indicativo e congiuntivo secondo il verbo introduttivo sbagliato.
La concordanza nel discorso indiretto
La concordanza dei tempi è la chiave del discorso indiretto. Quando si riferisce ciò che qualcuno ha detto con un verbo introduttivo al passato, i tempi arretrano secondo le stesse regole: il presente diventa imperfetto (“Sono stanco” → ha detto che era stanco), il passato prossimo diventa trapassato (“Ho finito” → ha detto che aveva finito), il futuro diventa condizionale composto (“Partirò” → ha detto che sarebbe partito). Padroneggiare la consecutio temporum significa quindi saper raccontare correttamente un dialogo o riferire un’informazione, competenze molto richieste nella produzione scritta dei livelli B1 e B2.
Altro esercizio: individua il rapporto
Indica se la subordinata esprime contemporaneità (C), anteriorità (A) o posteriorità (P).
- Sapevo che studiava molto. → (C)
- Sapevo che aveva già studiato. → (A)
- Sapevo che avrebbe studiato. → (P)
Riconoscere il rapporto temporale è il primo passo per scegliere il tempo verbale giusto.
La concordanza dei tempi nell’esame CILS
La concordanza dei tempi è tra le competenze più valutate nell’esame CILS ai livelli B1 e B2, perché tocca insieme i tempi dell’indicativo, il congiuntivo e il condizionale. Nella produzione scritta una concordanza corretta rende il testo coerente e maturo; gli errori, invece, si notano subito. Il “futuro nel passato” con il condizionale composto è un segnale di padronanza avanzata. Se ti stai preparando, consulta le guide al CILS B1 Cittadinanza e al CILS B2, e ripassa il congiuntivo imperfetto.
Domande frequenti sulla concordanza dei tempi
Che cos’è la concordanza dei tempi?
È l’insieme delle regole che stabiliscono quale tempo usare nella subordinata in base al tempo della principale, per esprimere contemporaneità, anteriorità o posteriorità.
Cosa si usa dopo un verbo al passato con il congiuntivo?
Il congiuntivo imperfetto per la contemporaneità (pensavo che fosse) e il trapassato per l’anteriorità (pensavo che fosse stato).
Come si esprime il futuro nel passato?
Con il condizionale composto: “Ha detto che sarebbe venuto”, non “che veniva” o “che verrebbe”.
Si può usare il presente dopo un verbo al passato?
Solo per verità generali o fatti ancora validi (“Ha detto che la Terra gira”); negli altri casi si usano imperfetto o trapassato.
La concordanza vale anche con l’indicativo?
Sì: con “so che” (certezza) si usa l’indicativo, adattando il tempo (so che arriva / è arrivato / arriverà).
Perché è importante all’esame?
Perché mostra la padronanza dei tempi e del congiuntivo, molto valutata nella produzione scritta dei livelli B1 e B2.
Vedi anche: le lezioni sul congiuntivo imperfetto e sul condizionale, per padroneggiare la consecutio temporum.
Continua a esercitarti con la concordanza dei tempi
La concordanza dei tempi si impara con la pratica costante: quando scrivi una frase con “penso/pensavo che”, fermati a scegliere il tempo giusto della subordinata. Allenati soprattutto sul futuro nel passato e sul congiuntivo. È una competenza decisiva per i livelli B1 e B2. Scopri i corsi di Learn Italian With Annalisa per allenarti con esercizi guidati e correzioni: vai ai corsi di italiano →
